VADEMECUM DELL’AIUTO  PSICOLOGICO  parte II errori di comunicazione

psicoterapia-analitica

VADEMECUM DELL’AIUTO  PSICOLOGICO 

PER CHI VUOLE IMPARARE AD USARE  TECNICHE di COMUNICAZIONE PSICOLOGICA EFFICACE

 

Parte II     ERRORI di COMUNICAZIONE

Chi non vorrebbe riuscire ad esprimersi in modo chiaro sia per farsi capire, sia per aiutare chi abbiamo di fronte? Tutti credo vogliano questo; ma alle volte incappiamo in modalità comunicative che, invece di favorirla la comprensione, la ostacolano e producono effetti contrari ed inaspettati: la persona si chiude in se stessa, si offende, si arrabbia ed alle volte gira i tacchi e se ne va. Noi non capiamo cosa sia successo perché eravamo mossi dalle migliori intenzioni o quasi.

La prima domanda che ci dovremmo porre è qual è il fine della nostra comunicazione ?

 

Gordon ha elencato ben 12 errori comunicativi che concorrono a chiudere la comunicazione ed a produrre nell’interlocutore la sensazione ed a volte la certezza di NON ESSERE STATI  CAPITI anzi delle volte ATTACCATI  ed UMILIATI.

 

Pensate ad una situazione in cui avete chiesto aiuto ed alle frasi che vi hanno stroncato.

 

IL errore di comunicazione è Ordinare, comandare  un esempio può essere “smetti di lamentarti e vai a lavorare”: in questo caso i sentimenti della persona non vengono considerati  generando un senso di incomprensione.

Il errore di comunicazione è Avvertire, minacciare ad esempio “se non fai questo o quello non esci!”una modalità di tipo aggressivo produce nella persona che si sente attaccata una difesa che può essere l’attacco o la sottomissione per paura senza che ci sia una condivisione.

Il è Esortare, moraleggiare  ad esempio ”sai che è tuo dovere  studiare!” qui c’è una colpevolizzazione  della persona per farla sentire appunto in colpa od in difetto.

Mi fermo oggi a questi  primi 3 errori di comunicazione che comportano  il mettersi in un rapporto non paritario con l’interlocutore: chi ordina, avverte od esorta si pone in una posizione di superiorità  rispetto all’altro. Questo si manifesta nei rapporti che sono fisiologicamente non paritari come il rapporto genitori- figli, datore di lavoro-dipendente, ma anche in una relazione di coppia nella quale in modo elastico i ruoli si modificano a seconda delle situazioni.

 COSA BISOGNA FARE QUANDO SI CHIUDE UNA COMUNICAZIONE?

Domandarsi cosa non abbia  funzionato nella propria espressione e provare ad essere autoreferenti, cioè riferirsi a se: ad esempio se l’altro si è sottratto e non si è sentito capito dire: “ probabilmente non mi sono espresso come volevo” , invece di dire “tu non hai capito”. Partire dai propri vissuti o sentimenti non ferisce mai l’altro!

 

 

 

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