Psicologia Oncologica: Psicoterapia Oncologica

Psicologia Oncologica: cos’è?

psicologia-oncologica

Psicologia oncologia è una branca della psicologia che si occupa di pazienti affetti da malattie tumorali, in particolare delle implicazioni emotive in ogni fase della malattia e del dolore psicologico  dei pazienti e dei loro familiari.

L’ascolto, il sostegno e la comprensione del vissuto di malattia rappresentano la base di partenza per gestire insieme il dolore psicofisico, riscoprire e rinforzare le risorse interne ed affettive della persona.

Ho seguito ed accompagnato nel loro percorso di psiconcologico per anni pazienti operate al seno, alle ovaie, all’utero e anche in assistenza domiciliare (per quelli terminali).

Psicologia Oncologica: le mutazioni genetiche BRCA1 e BRCA 2

Moltissime donne operate al seno od alle ovaie scoprono solo in un secondo momento, dopo cioè la comparsa della malattia, di essere portatrici di una familiarità genetica con il tumore al seno od alle ovaie. Spesso hanno mamme, zie, cugine affette dalla stessa patologia tumorale.

Oggi però grazie alle attuali politiche di prevenzione primaria, è possibile prima che la malattia compaia fare un test genetico in più di un ospedale nazionale.

Dopo una visita anamnestica finalizzata ad appurare appunto una familiarità (albero genealogico) si può effettuare il test genetico e ricorrere, in modo preventivo, all’operazione di mastectomia bilaterale (skin reducing) e di asportazione ovarica (annessiectomia bilaterale)

L’impatto psicologico è forte sia nella fase pre-operatoria di scelta che in quella post-operatoria. Per questo è auspicabile rivolgersi ad uno psicologo per essere aiutate a  gestire questi tipi di situazioni che coinvolgono in modo totalizzante e pervasivo.

Il supporto della psicologia oncologica da parte di un professionista prepara a fare una scelta consapevole, e a gestire successivamente le problematiche psicologiche legate all’intera identità femminile, affettiva e di relazione.

Impatto psicofisico dell’asportazione ovarica

L’arresto dell’approvvigionamento ormonale a seguito dell’asportazione delle ovaie crea nell’organismo una condizione di stress acuto che si configura dopo il 3° mese dall’asportazione (per 3 mesi gli ormoni continuano a rimanere in circolo).

Per capirci, è come se mentre si guida una macchina ad una velocità medio alta si tiri il freno a mano; eppure i medici in generale, quando propongono l’asportazione delle ovaie in una donna in premenopausa  in genere minimizzano sulle conseguenze dal punto di vista fisico.

E’ importante sottolineare che le ovaie, anche se non più produttive dal punto di vista della fertilità, continuano a produrre ormoni anche se in quantità minore. Sudorazione, vampate, alterazione dell’umore, volubilità, suscettibilità sono all’ordine del giorno per una donna in menopausa che sta iniziando a fare i conti con un cambiamento del proprio corpo e di una nuova prospettiva di vita.

Per chi si opera, questo cambiamento risulta  repentino e traumatico ed inoltre addirittura inaspettato. Non ci si può preparare ad un ribaltamento di una condizione che ci ha accompagnato sin dall’inizio della vita ed ha consentito  lo sviluppo al femminile (ovaie ed ormoni).

L’aspetto inoltre legato all’identità femminile è cruciale: confrontarsi con l’idea e la consapevolezza di non poter procreare mette in grande crisi la donna nel rapporto con il proprio corpo, con lo specchio e con il mondo maschile. Non avere le ovaie  viene per la maggior parte vissuta come una mutilazione. Ciò ha un impatto emotivo forte, è un lutto che deve essere elaborato, una rottura della continuità di SE.

Tutti questi elementi possono portare ad una condizione di depressione reattiva.

Mastectomia bilaterale skin reducing

L’impatto emotivo delle donne operate al seno è forte ed evidente, come è evidente il fatto che la donna si debba adattare ad un nuovo corpo, ad un nuovo seno.

Un seno ricostruito normalmente mantiene le stesse aree di sensibilità sia del capezzolo, sia delle parti intorno, una mastectomia skin reducing bilaterale comporta invece un azzeramento della sensibilità del capezzolo e poca sensibilità nelle aree intorno: si perde parte di un’area di sensibilità  che svolge un ruolo importante  anche nella sessualità.

La situazione è critica e richiede un tempo elaborativo soggettivo per integrare tutti questi cambiamenti radicali che coinvolgono la totalità della persona: la femminilità, la sessualità (desiderio sessuale e sessualità vissuta), l’immagine di se fisica e psicologica.